Sisto V è stato Papa, stratega e urbanista, censore e politico

Un Pontefice, tante sfaccettature


Sisto V l’Urbanista
Il Papa dell’architettura e della viabilità

Seppur breve, il Pontificato Sistino non tralascia di dare un forte impulso alla riorganizzazione sociale ed economica dello Stato Pontificio, che culmina con un radicale rinnovamento in chiave moderna dell’assetto urbanistico di Roma, sede del papato e capitale del mondo cattolico. Roma era rimasta una città medioevale e doveva cambiar volto. Sarà proprio Sisto a dare corpo a questo cambiamento meritandosi anche l’appellativo di “Urbanista di Dio”, così definito da Renato Barilli nel 1993.

Il Papa fece demolire e ricostruire il Palazzo Laterano, completò la Cupola di San Pietro e, per unire simbolicamente i quattro angoli di Roma, fece erigere altrettanti obelischi: in piazza San Pietro, in piazza dell’Esquilino, in piazza San Giovanni in Laterano e in piazza del Popolo.

Durante il suo pontificato Sisto V fece realizzare una nuova lastricatura della città e una regimentazione delle acque più efficiente attraverso il nuovo acquedotto Felice (nome di battesimo del Pontefice), che dalle fonti di Pantano Glifi, situate nella campagna a est di Roma, raggiungeva i quartieri più alti della città fino ad alimentare la monumentale fontana del Mosè in piazza San Bernardo.

Per volere di Sisto V, inoltre, vennero costruite le fondamenta di una nuova sede per la Biblioteca Vaticana, l’Ospizio dei Mendicanti, opera caritatevole per l’assistenza ai bisognosi che poteva ospitare fino a duemila persone, e una grandiosa cappella all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore destinata ad accogliere le spoglie mortali del Pontefice e quelle dei suoi familiari.

La stessa Basilica venne resa snodo centrale dell’imponente sistema di assi viari rettilinei che collegava i principali centri di culto della capitale in modo da bilanciare la presenza, dall’altra parte della città, del colossale complesso di San Pietro in Vaticano.


Sisto V l’economista
Il Papa dei risparmi e degli investimenti

Sisto V era consapevole che per fare grandi riforme occorrono grandi capitali. Per questo motivo decise di accrescere le entrate della camera apostolica attraverso l’aumento dei tributi, la vendita degli uffici e, soprattutto, un efficiente sistema di prestiti con interessi garantiti basato sull’alienazione dei proventi pubblici a favore dei creditori.

Le politiche economiche del Papa richiamarono a Roma l’interesse di numerosi banchieri, soprattutto genovesi e fiorentini, che portarono il proprio oro nella Capitale e permisero al Pontefice di lasciare dietro di sé un tesoro che alla sua morte ammontava a circa 4 milioni di scudi.

Conscio dell’importanza di accrescere le riserve economiche della Chiesa, indispensabili in caso di emergenza, Sisto V regolamentò l’uso del Tesoro equiparando la riserva ai beni immobili ecclesiastici e vincolandone l’utilizzo al consenso scritto di almeno due terzi dei cardinali presenti nel Concistoro.


Sisto V il diplomatico
Il Pontefice d’Europa

Il pontificato di Sisto V si dimostrò fermo ed efficiente anche sul piano delle relazioni internazionali.

Il Papa rafforzò l’alleanza con la Francia appoggiando la Lega Cattolica di Enrico di Guisa (sostenuta dal re di Spagna) e contrastando gli ugonotti, il cui massimo esponente era l’erede al trono Enrico di Navarra che venne scomunicato da Sisto V il 9 settembre 1585 perdendo ogni diritto di successione. L’alleanza con il Paese d’oltralpe si interruppe soltanto nel 1588, quando l’assassinio del cardinale Luigi di Guisa impose un freno alla diplomazia e portò Sisto V a condannare contestualmente Filippo II, re di Spagna.

Sul fronte orientale, il Pontefice seguì con grande interesse la successione al trono polacco lasciato vacante da Stefano I Báthory, morto improvvisamente il 12 dicembre 1586. Nella disputa tra l’arciduca Massimiliano d’Austria e Sigismondo III di Svezia, il nunzio apostolico cardinal Ippolito Aldobrandini (di origini marchigiane come lo stesso Pontefice) riuscì a riappacificare le due fazioni contribuendo all’elezione di Sigismondo.


Sisto V e la Giustizia
Un pastore contro la criminalità

Una delle prime azioni di Papa Sisto V una volta salito al soglio fu quella di intraprendere provvedimenti decisi per estirpare la piaga del banditismo, drammaticamente diffusa in tutto il territorio dello Stato Pontificio.

Il Pontefice mostra il pugno di ferro contro i fuorilegge e con il Breve “Hoc nostri” promulga una vera e propria dichiarazione di guerra contro il banditismo.

Sisto V ebbe anche il coraggio di contrastare apertamente e con fermezza la nobiltà corrotta che aveva dato asilo ai banditi e la obbligò a perseguirli attivamente. Finanziò lautamente anche la lotta ai banditi e corsari con la creazione di una apposita flotta di navi.


Sisto V il riformatore dei costumi
Un moralizzatore tra severità e inclusione

Con l’obiettivo di moralizzare la vita pubblica, Sisto V prosegue il lavoro intrapreso dai suoi predecessori in piena Controriforma emanando bolle dedicate al contrasto di astrologia, superstizione, bestemmie, scommesse e trasgressioni.

Disposizioni particolarmente severe, come la pena di morte, vennero previste per coloro che minavano l’unità della famiglia e della comunità attraverso atti quali adulterio, separazione immotivata, incesto, aborto, sfruttamento della prostituzione e calunnia.

Allo stesso tempo, Sisto V abolì le disposizioni emanate da Pio V contro gli ebrei e consentì loro di stabilirsi in qualsiasi città dello Stato Pontificio, di intraprendere ogni tipo di commercio, di riaprire le sinagoghe e di avere cimiteri dedicati alla loro comunità. Il Papa decretò inoltre l’illegittimità della loro schiavizzazione e dei battesimi forzati, limitandosi a regolamentare le feste religiose e le manifestazioni sociali con l’obiettivo di mantenere il massimo ordine pubblico.

CONTATTI

www.sisto500.it